Mi capita spesso
di riflettere sulla
mia attività
professionale,
pensando alla
formazione e
crescita di un
musicista degno
di tale qualifica,
mi rendo conto
sempre di più
di come sia
importantissima,

oltre allo studio costante del proprio strumento e all'attività artistica, quella componente che riguarda l'insegnamento. L'iniziativa propostami dalla casa editrice Ricordi subito dopo l'uscita del primo album a mio nome, dal titolo 251 e prodotto dalla DDD, mi è subito sembrata un'ottima occasione per mettere alla prova le mie capacità didattiche, considerando soprattutto il fatto che il rapporto con l'allievo non sarebbe stato diretto, ma necessariamente mediato dalla carta stampata. Infatti il progetto era quello di organizzare  una spiegazione chiara, semplice ed efficace capace di coinvolgere chiunque fosse stato attratto dall'uso dell'armonica cromatica. Elaborando il materiale a disposizione e tenendo presente i preziosi consigli di colleghi e amici, sono riuscito a "mettere assieme" questo libro che mi auguro possa servire a chi, giocando, vuole imparare l'uso di uno strumento dalle grandissime potenzialità espressive.
Mi auguro inoltre che imparare a suonare l'armonica, possa essere un'ottimo pretesto per comprendere sempre meglio che meravigliosa cosa è la musica.
Tutto ciò è stato possibile grazie alla collaborazione dell'architetto Sabrina Sintucci, autrice dei disegni, e di Elena Olivieri che con pazienza ha tradotto il manoscritto rendendolo leggibile.
A loro i miei pił calorosi ringraziamenti.

 



Uno dei positivi effetti indotti dall'uscita di "251" fu senza dubbio la proposta da parte della prestigiosa casa editrice milanese Ricordi (ora B.M.G.Ricordi) di redigere un metodo per lo studio dell'armonica cromatica.
Mi ritrovai (estate 1993) a dover sostenere per la prima volta una parte decisamente inusitata e non priva di responsabilità: il didatta scrittore di un libro di musica.
Il tutto scaturì da un'idea di Beppe Andreetto (pubblicazioni Ricordi uso popolar/divulgativo) caldeggiata da Gianni Farè (già art director della collana Strumento Jazz -vedi: Discografia- nonchè collega di Andreetto in casa Ricordi) che organizzarono un incontro "in ditta" per espormi il progetto.
Fui estremamente lusingato dalla proposta e accettai con entusiasmo pur riservandomidubbi e qualche preoccupazione (verba volant scripta manent).
Fu un'esperienza estremamente formativa, come deve esserlo continuamente l'insegnamento, e anche parecchio stancante sul versante fisico.
All'epoca non possedevo l'attrezzo che ora adopero per scrivere queste cose ragion per cui mi dotai di un bloccone notes Mediolanum formato A4, diverse penne tipo TrattoPen e, da bravo amanuense (?), incominciai a buttar giù appunti a proposito di come insegnare alla gente a suonare l'armonica cromatica attraverso un libretto.
Il momento più divertente fu quando, nell'esigenza di dover presentare al "sig. Ricordi" un elaborato leggibile, coinvolsi la dott.sa farmacista Elena Olivieri (allora e tutt'ora mia metà nella divisione di gioie e dolori nella vita) e il suo computer per lunghe sedute serali d'agosto nel retro della farmacia , locazione del vecchio IBM, al fine di tradurre in maniera leggibile quello che spesso io stesso stentavo a decifrare (ho sempre avuto una calligrafia non troppo elegante).
Tra una correzione e l'altra cominciavo ad intravedere il momento in cui sarei tornato a Milano per presentare il lavoro ultimato pronto per essere sfornato come ulteriore figlioletto di cui essere "misuratamente" orgogliosi.
Il Metodo Per l'Autodidatta dell'Armonica venne pubblicato nella primavera del 1994 e anche lui sembra se la passi proprio niente male.

...a proposito dell'insegnamento...

... si va a toccare un tasto molto importante e delicato circa quello che è il complesso universo del rapporto con la musica.
Iovivo in un paese che produce, credo, materiale umano di primissimo ordine per quanto riguarda l'immediatezza nel percepire e manipolare la musica (espressione presa a prestito dall'amico Marco Forti che ringrazio sentitamente).
Il problema è che in linea di massima, fortunatamente con le dovute eccezioni, le nostre scuole, conservatori, istituti musicali e quant'altro spesso sfornano soggetti la cui massima aspirazione è diplomarsi per entrare in graduatorie che, tramite opportuni concorsi, ti danno la possibilità di assicurarti l'avvenire insegnando musica, magari alle scuole medie (bisogna pur campare no?).
Tutto ciò non sarebbe ancora del tutto drammatico se non vi ci si aggiungesse un malsano terrore, trasmesso sapientemente da generazioni di maestri/allievi, di vivere la musica per quello che ne più ne meno è cioè: Puro Divertimento, per chi la fa e per chi la sente (note sbagliate, mani gelate, sudore freddo = cervello in pappa).
Penso che siamo tutti d'accordo sul fatto che ogni artista in musica abbia vissuto il periodo di apprendimento "sputando sangue"sul suo strumento, ore e ore di studio, tanti sacrifici e frustrazioni al fine di esercitare un controllo sempre più raffinato sull'attrezzo che gli permette di tradurre le sue proprie emozioni in suoni così che possano essere percepiti da altri esseri umani per poi essere rielaborati in pure emozioni.
A parer mio la frattura sta proprio in questa fase.
Le scuole propongono con grande facilità l'aspetto coercitivo dello studio trascurando clamorosamente il motivo per cui un essere umano decide di voler fare musica, e cioè per divertirsi. Io consiglio vivamente a tutti coloro che intendono iniziare lo studio di qualsiasi strumento musicale di rivolgersi ad un Maestro che, oltre ad insegnarla, la Musica la pratichi, la viva perchè è l'unico modo che esiste per trasmetterla.